Koinos 2004 presentazione volume2

«In effetti uno degli scopi dei gruppi è di dare una possibilità di vedere le cose collettivamente»
(Bion, 1976, Intervista)

Il filo conduttore di questo numero di Koinos è, come indica il titolo, il pensare in gruppo e abbiamo optato per tale espressione, preferendola ad altre apparentemente simili, per la possibilità di indicare contemporaneamente due direzioni.
La prima, più ovvia, riguarda il pensiero di gruppo, inteso come specifica capacità di elaborazione e trasformazione attivata dalla situazione di koinonia, tanto in campo clinico quanto in ambito di formazione e supervisione.
L’altra si riferisce invece alla possibilità di pensare in chiave di gruppo rispetto alla realtà “esterna”, in particolare alla realtà sociale e politica, sia nel senso di selezionare un vertice di osservazione dei fenomeni che privilegi le dimensioni e le dinamiche di gruppo, sia nel senso di avvicinarsi ad essi utilizzando il “gruppo” – nelle sue varie forme – come strumento al servizio della conoscenza e del cambiamento.
La sezione Gruppo e funzione analitica è centrata prevalentemente sul “mettere in comune” e si apre con il contributo di Daniela Moggi, che delinea la specificità dell’analisi di gruppo, superando la mera definizione del setting per seguire l’intreccio tra teoria, tecnica e teoria della tecnica anche in situazioni “al limite”. Il lavoro di Stefano Angeli, poi, riprende e sviluppa in un’ottica gruppale il tema del processo di ascolto, inteso come predisposizione a cogliere l’oggetto psicoanalitico nella sua qualità non stabile, “in divenire”; quello di Barbara Notarbartolo indaga sul rapporto tra individuo e gruppo a partire dal sogno, segnalando l’importanza terapeutica della costruzione di un contenitore mentale comune.
Rimane invece in tensione tra le due direzioni indicate l’articolo di Giorgio Sassanelli, che completa il discorso su assunti di base e narcisismo, ridisegnando in modo originale l’assunto di base di accoppiamento, attraverso suggestive osservazioni storiche e antropologiche.
In Gruppo e istituzioni proponiamo tre esempi di “applicazione” del pensare in gruppo in campo sociale: Guelfo Margherita offre un resoconto – tanto affettivo quanto ragionato – dell’esperienza con un gruppo largo di operatori nell’ambito di un progetto di intervento psicosociale con adolescenti; Leonardi, Notarbartolo e Sapienza si cimentano con una lettura psicoanalitica del fenomeno del mobbing, interpretandolo – con felice analogia – come una malattia autoimmune del campo del gruppo. Infine il contributo di Zanni sottolinea le potenzialità riparative e trasformative di uno spazio comune di riflessione per un gruppo di infermieri specializzati nella cura di pazienti terminali.
Il filo si snoda (e riannoda) nei lavori della sezione Gruppo e Cultura, a partire dall’esteso commento di Alfredo Lombardozzi al recente volume di Lanternari sull’eco-antropologia, commento che si sviluppa in una profonda riflessione sul rapporto tra uomo e natura, tenendo conto dell’influenza che le «vie spesso distorte» delle emozioni all’interno dei gruppi umani esercitano nel generare «sentimenti alienanti rispetto alla natura, preoccupanti per i loro effetti». Propongono infine un taglio più “classico” gli ultimi due lavori: Elena Mobasser contribuisce con alcune note (non prive di interessanti ricadute su tematiche contemporanee) sul teatro antico, che ne illustrano l’aspetto di istituzione sociale, come «sede di dibattito, di circolazione di idee, di manifestazione polisemica», e ne valorizzano l’analogia con il gruppo analitico; F. Amione e A. Cusin rileggono invece alcune tragedie di Eschilo alla luce delle formulazioni bioniane, evidenziando il passaggio etico rispetto alla responsabilità della legge implicito nello scarto tra Erinni ed Eumenidi.
E probabilmente lo sfondo di questo numero è proprio la responsabilità di “pensare in gruppo”, come parte di una ricerca psicoanalitica che non è un esercizio a tavolino, ma «un esercizio di conoscenza […] relazionale la cui condizione di base consente una trasformazione e ricomposizione non solo dell’universo epistemico interno in quanto riferito all’individuo, ma dell’universo epistemico in generale in quanto riferito al sociale, con la conseguenza necessaria di una possibilità e libertà di comprensione e decisione amplificata rispetto alla realtà oggettiva della politica» (Corrao, 1975)*.

LAURA SELVAGGI

*F. Corrao (1975), Psicoanalisi e psicoanalismo. Libertà e non libertà, in Orme, vol. II, Cortina, 1998.