Koinos 2005 presentazione 2
Presentazione
«”L’Aleph?” ripetei.
“Sì, il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”»
(Borges, 19491)
Cari lettori,
la lettera greca del titolo è stata deliberatamente scelta per suscitare il più ampio spettro possibile di associazioni e rimandi.
In primo luogo, come è evidente a tutti coloro che hanno interesse per la nostra Rivista, è un omaggio al pensiero di Bion ed ai suoi sviluppi, che in questo numero sono ben rappresentati anche grazie ai contributi tratti da incontri internazionali.
E poi alfa sta per inizio ed è la radice di alfabeto, viene usata come segno convenzionale per indicare la stella più luminosa di una costellazione oppure – in etologia – l’individuo in posizione gerarchica dominante. Nel nominare alcune delle possibili associazioni seguo le aree di indagine dei vari contributi: sviluppo mentale ed “alfabetizzazione” dei pensieri e dei sentimenti, più la laboriosa collocazione dell’individuo all’interno del gruppo.
La prima sezione si apre con il pregevole scritto di Lia Pistiner de Cortiñas sugli aspetti pre-natali della mente e sulla possibilità che il loro sviluppo sia favorito in analisi da un uso della personificazione, dei miti e dei sogni analogo a quello dei giocattoli nell’analisi infantile; si prosegue con Pere Folch e le sue riflessioni – a partire dalla tecnica – sui complessi rapporti tra individuo e gruppo da un lato, tra parte psicotica e parte non psicotica (del gruppo o dell’individuo) dall’altra. Complessità e zone di confine/confusione sono anche il tema del terzo lavoro, di Enrico Varrani, che studia ciò che accade negli individui quando si trovano all’interno di gruppi.
La sezione dedicata a bambini ed adolescenti include l’originale proposta di modellizzazione del gioco infantile da parte di Francesco Di Giovanni, che individua l’unità minima di analisi in elementi definiti ludemi, ed un toccante resoconto di Sabina La Grutta e Rosa Lo Baido di un’esperienza di gruppo condotta in un quartiere degradato. Quest’opera di “alfabetizzazione”, sofferta e riportata quasi in presa diretta, si collega con il lavoro della sezione successiva, Gruppo e istituzioni, in cui troviamo una “seconda riflessione” di Guelfo Margherita, che di un progetto analogamente orientato racconta invece il punto di vista del supervisore. Riprende invece un filo teorico il contributo di Stefano Angeli, che ripercorre con taglio storico le esperienze e le formulazioni di Bion relative alle istituzioni.
La sezione interdisciplinare, corredata da una breve introduzione a cura di Alfredo Lombardozzi, propone questa volta due lavori che approfondiscono il significato e l’utilità nel campo della psicoanalisi duale e di gruppo del mito (Petronilla Romeo) e dei riti (Chiara De Benedetti).
Infine la scelta dei libri recensiti risulta particolarmente coerente con l’impostazione generale, riprendendo il tema delle trasformazioni, del sogno e del mito da vertici opposti e complementari: un sofisticato confronto tra autori nel volume collettivo (Mito sogno e gruppo) ed un’impostazione solo apparentemente naif del romanzo (Il vecchio che vendeva sogni).
LAURA SELVAGGI
1. J.L. Borges (1949), L’Aleph, Adelphi, Milano, 1998.
