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  • Koinos 2004 presentazione volume1

    Presentazione

    Cari lettori,
    il numero di Koinos che vi presentiamo è evidentemente dedicato alla memoria, in varie forme e in un senso complesso e articolato. Memoria che è in primo luogo rivolta a Francesco Corrao, nel decennale della sua scomparsa, e che la Redazione ha scelto di non trasformare in commemorazione.
    «È […] difficile che il ricordo possa mai essere esatto, persino nei casi più rudimentali di mera ripetizione a memoria, e non è affatto importante che debba essere così» (F.C. Bartlett, 1932).
    Seguendo lo spirito di questa citazione, con cui Corrao concludeva appunto un suo lavoro sulla memoria come dimensione degli oggetti psicoanalitici, gli articoli presentati non “ricordano” direttamente il fondatore della rivista, piuttosto testimoniano il desiderio di un gruppo di persone, che lo hanno “incontrato” in momenti e circostanze diverse, di raccoglierne una preziosa eredità.
    Questa eredità consiste in primo luogo, come si intuisce dal titolo, nella capacità di “incontrare”, di stabilire contatti e scambi tra persone, concetti, discipline. E l’opportunità di rendere più aperto e fertile il pensiero attraverso gli incontri diventa un metodo ed una tradizione, che questo numero della rivista intende seguire in un percorso che si snoda lungo le tre sezioni.
    Nel primo lavoro, Alfredo Lombardozzi offre un’esemplificazione particolarmente riuscita di tale «“apertura” all’incontro, non solo tra saperi diversi (antropologia e psicoanalisi), ma tra modelli diversi», di una «sollecitudine a ricercare accostamenti, analogie, metafore del multiverso conoscitivo epistemologico, in un confronto [...] anche rispettoso della diversità dei pensieri».
    La sezione Gruppo e Funzione Analitica prosegue con il notevole contributo di P.C. Sandler sul modello bioniano della “visione binoculare”, indagato nelle sue origini filosofiche e psicoanalitiche, che si definisce come una postura mentale che «sembra salvare la ricchezza dell’originaria psicoanalisi di Freud nel suo più profondo ethos».
    Incontri e memorie sono al centro anche dei due articoli successivi: quello di Eugenia Crimi, in una chiave privata, ci propone una rilettura delle lettere di Bion ai familiari che evidenzia come il significato della psicoanalisi fosse per lui «non imitazione della vita, ma vita essa stessa»; l’altro, di Antonio Nettuno e Aldo Latina, studia con lo strumento del gruppo di lettura gli effetti creativi dell’incontro memorabile tra Bion e Beckett.
    Due vertici complementari sulla “ricostruzione storica” compongono la sezione Gruppo e Istituzioni, che si apre con il pregevole lavoro di Cono Barnà e Antonino Brignone sul confronto tra psicoanalisi e istituzioni, ripercorrendo l’opera di autori e “sperimentatori” in una sorta di accuratissima “bibliografia ragionata”, e prosegue con il contributo clinico di Adriana Piampiano sull’esperienza all’interno di un’istituzione per donne maltrattate, in cui l’incontro violento trova nel gruppo analitico una possibilità di elaborazione.
    E naturalmente un’attenzione particolare è rivolta alle articolazioni interdisciplinari (Gruppo e Cultura), con un esempio di estensione del pensiero psicoanalitico all’arte ad opera di Turi Sapienza, che analizza la vita e le opere di Bruegel il vecchio. Echi del lavoro di apertura si colgono negli apporti antropologici, che propongono interessanti prospettive sull’incontro con l’altro da noi all’interno di una società multiculturale. Il primo, di Vito Lattanzi, prospetta un modello etico-politico che afferma l’“uguaglianza nella differenza” e che può esprimersi in un sistema educativo interculturale, all’interno del quale il museo antropologico permette di trasformare le «“tracce” di situazioni e di storie che si perdono nel tempo [...] in memoria culturale, cioè in figure simboliche in cui il passato si coagula e a cui viene agganciato il ricordo». Virginia De Micco, nel secondo, affronta questo tema da un punto di vista della clinica interculturale, sottolineando come «essa rappresenti un campo in cui uno specifico conflitto di interpretazioni può trovare lo spazio per articolarsi e per cercare una possibile via di risoluzione», in cui l’interazione terapeutica «dovrebbe offrire un reale spazio di negoziazione interpersonale in cui il libero gioco delle identità possa ritrovare il suo fluire».
    Libero gioco, tra riconoscimenti e primi incontri, che la Redazione propone con questo numero sia ai lettori abituali, sia a quelli (speriamo) nuovi, con l’augurio che possa suscitare in chi legge la stessa emozione che abbiamo provato noi nel comporlo.

    LAURA SELVAGGI